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Dialetto foggiano

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Dialetto foggiano

Messaggio  Flavia Vizzari il Sab 2 Ago 2008 - 3:39

Il giorno 29 dello scorso Febbraio, si è tenuta, nella sala consiliare della VI Circoscrizione, la presentazione della “Grammatica Foggiana”, l’ultimo lavoro di Francesco Garofalo, edito da Sentieri meridiani, al quale io sono intervenuto come relatore.

Gli spunti di riflessione emersi durante la conferenza sono parsi interessanti tanto che ho pensato di condividerli con i lettori del giornale al fine di provocare un serio dibattito sulla possibilità di concepire, tutti insieme, la lingua dialettale foggiana. Siamo partiti dalla distinzione tra il significato di DIALETTO, contrapposto a quello di VERNACOLO. Anche se i due termini vengono usati indifferentemente come sinonimi, nascondono delle differenze fondamentali. Dialetto è una lingua a tutti gli effetti, la lingua usata da una collettività circoscritta e che la usa in tutti i campi della vita. Il vernacolo, invece, ha un’accezione negativa perché è un linguaggio che si serve spesso dell’esagerazione, del doppio senso.



La differenza tra dialetto e vernacolo è la stessa che passa tra tradizione e folklore. Il dialetto lo usa il popolo, il vernacolo lo usa chi vuole prendere in giro il popolo. Il dialetto è il suono che accompagna il gesto dell’uomo, facendolo diventare il suono di una terra. Attraverso il dialetto siamo in grado di collocare geograficamente una persona. Questo avviene perché tra il luogo e il suono c’è un’osmosi che condiziona la comunità che abita quei luoghi. Noi, per esempio, abbiamo un dialetto che, foneticamente suona duro, aspro, proprio come la terra e il carattere di chi lo usa. Se ci spostiamo a Peschici, notiamo una fonetica più annacquata, scivolosa, dettata probabilmente dalla vicinanza col mare. Questo è il motivo, uno dei tanti, per il quale un dialetto può suonare diverso anche a pochi chilometri di distanza.


Un’altra differenza tra dialetto e vernacolo è il suo ambito di applicazione. Il dialetto possiede suoni e parole che possono affrontare tutte le situazioni umane: dalla nascita al funerale, dal matrimonio al battesimo. Il vernacolo invece, si trova bene solo nella festa e nella commedia, perché ha bisogno dell’esagerazione, dell’allusione, del doppio senso.
La produzione teatrale del nostro territorio, seppure molto proficua, si limita solo ed esclusivamente al genere della commedia che ha come forma espressiva il vernacolo. Questo giustifica il motivo per cui apostrofiamo come “teatro in vernacolo” le produzioni teatrali di casa nostra.


Una lingua per poter essere tale ha bisogno di regole, di convenzioni, di quello che comunemente chiamiamo “grammatica”. La difficoltà della lingua dialettale risiede nella sua trascrizione perché, diversamente da quanto accade nella lingua italiana, il dialetto è ricco di sfumature fonetiche che in italiano non esistono. Sebbene siano stati scritti in passato molti dizionari del dialetto foggiano, nessuno, se si esclude una produzione datata di Nando Romano e di Felice Stella, si è adoperato a scrivere una grammatica foggiana. Questo fa sì che chiunque si approcci alla lettura o alla scrittura di opere dialettali, si scoraggia perché non riesce a decifrare immediatamente quanto legge. Inoltre per chi si approccia a scrivere qualche opera in foggiano, non avendo riferimenti sicuri, si perde nella anarchia dei segni diacritici e delle convenzioni, che ognuno pensa di imporre al lettore, talvolta con l’ausilio di qualche legenda.



Il risultato della mancanza di regole condivise di scrittura è sotto gli occhi di tutti, soprattutto quando leggiamo i manifesti che pubblicizzano le rappresentazioni teatrali vernacolari. Può capitare, ad esempio, di trovare una stessa parola o un’intera frase che abbia lo stesso significato, ma scritta in modi diversi. Per ovviare a questi inconvenienti è necessario elevare il nostro dialetto a lingua, e per farlo bisognerà adottare delle regole grammaticali che si imporranno se riescono ad essere semplici e accessibili a tutti. Proprio questo è il lavoro che ha fatto Franco Garofalo: rendere il linguaggio dialettale libero da ogni segno convenzionale, aiutandosi in questo con gli accenti e con le vocali mute. La “Grammatica foggiana” di F.Garofalo è una grammatica comparata perché si rifà alle produzioni letterarie di autori come Lepore,Esposto e Anzivino.



Per arrivare a produrre una grammatica foggiana che vada bene per tutti, da adottare definitivamente in ogni ambito letterario, bisogna concordare e condividere delle regole che saranno tanto più efficaci quanto più saranno semplici ed accessibili a tutti. Per fare questo è auspicabile che si apra un dibattito su questi temi, per aprire, successivamente, un tavolo intorno al quale sedersi per stabilire una volta per sempre le regole di una lingua dialettale che possa facilmente varcare i confini locali.





Giuseppe Donatacci


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Re: Dialetto foggiano

Messaggio  Alfonso Chiaromonte il Sab 20 Set 2008 - 10:15

Per dialetto foggiano si intende la variante della lingua latina parlata a Foggia a partire dalla fondazione della città, risalente al secolo XI fino ad oggi. Rientra nei dialetti pugliesi settentrionali a loro volta connessi al gruppo del meridionale intermedio (laziale-meridionale, campano, abruzzese, molisano, pugliese settentrionale, lucano).


Storia:

Il foggiano può essere considerato come una varietà dialettale appartenente ai dialetti pugliesi settentrionali e che ha subito una forte influenza da parte del napoletano. Quest'influenza è avvenuta storicamente soprattutto durante la permanenza della "Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia", istituita dagli Aragonesi nel 1447 e soppressa durante l'occupazione francese del Regno di Napoli nel 1806, a causa del forte afflusso di pastori dall'Abruzzo e dalla Campania. L'abolizione della Dogana con la cessione dei terreni del Tavoliere ai privati segnò progressivamente la fine della transumanza, mentre già erano stati ceduti i terreni dei conventi. Questi episodi generarono un mutamento linguistico parallelo alla crisi della città che solo cominciò a riprendersi con il primo Novecento proiettandosi linguisticamente verso la Puglia anche se sopravvivono forme abruzzesi e napoletane. Le prime sono testimoniate dal tipo: u si per u sajë cioè 'lo sai', le seconde dal persistere delle forme del tipo: jamë 'andiamo' opposte al tipo barese sciamë che giunge fino a Carapelle, alle porte della città. Tullio De Mauro, nella sua "Storia linguistica dell'Italia Unita" parla di una città precocemente italianizzata. Sull'argomento si veda. Nando Romano, "Sull'ètimo di Foggia", Foggia, 1986 e Idem, "I segreti delle vie di Foggia. La dogana antica", Foggia, 1998.

Cenni di fonetica:

Non è possibile trascrivere il dialetto di Foggia con i segni dell'italiano in quanto l'italiano dispone di sette suoni vocalici mentre il dialetto di Foggia riconosce ben quattordici vocali compresi gli allofoni (useremo ë per "schwa", vocale muta). Il dialetto di Foggia riconosce il suo vocalismo nel sistema vocalico latino più diffuso, comune al gruppo di partenza, ossia un gruppo proto-romanzo di sette vocali in cui gli esiti di I ed O brevi si uniscono con quelli di I ed O lunga, dato comune all'italiano. Per cui voci come neve, dal latino NIVEM, e voci come seta, dal latino SETA, conservano uno stesso esito vocalico come in italiano. Mentre gallina (GALLINA) esita in i. Per fare un esempio contrastivo, in siciliano si ha: gaddhina, nivi, sita. Così i tipi UVA, NUCEM, HORA, che in siciliano passano ad u, mentre in italiano e toscano si basano su una u ed una o chiusa. Differentemente dal toscano il foggiano è contrassegnato da una complessa metafonia, ossia l'influenza delle vocali finali sulla tonica, per cui si dice purkë (PORCUS) opposto a pòrkë (PORCA), in tal modo la metafonia viene utilizzata per opporre maschile e femminile, singolare e plurale ed infine per le persone dei verbi (vèvë, vivë per bevo, bevi). E tuttavia Foggia conosce, come i dialetti pugliesi settentrionali altre alterazioni vocaliche, a seconda se la vocale latina si trovi in sillaba aperta e chiusa: u vindë (VENTUM) con e breve, e apèrtë (APERTA) che si oppone al maschile apirtë con metafonia (APERTO). Lo schwa, o vocale muta, domina il panorama vocalico, ancorché atono, nella voce fëmmënèllë è presente per ben tre volte in una sola parola. Una ultima particolarità: non chiedete ai foggiani di pronunziare una è o una o chiusa. Nel pur ricco inventario vocalico del dialetto foggiano non esistono questi suoni, qualificandosi la è di rètë (RETE), come una turbata anteriore colorata da una leggera procheilia (avanzamento delle labbra), mentre la o chiusa come una turbata posteriore aprocheila, es.: a rotë (ROTA), italiano ruota. Così come è alterata la procheilia della u di uvë (UVA), e della semicentrale i di gallinë che i giovani pronunziano come una e chiusissima. Sicché il dialetto foggiano dispone di tre i e tre u: es: gallinë (semicentrale) gallinë (e chiusissima) littë (letto) i molto chiuso, e uvë, già descritto, fukë (fuoco) u molto chiuso, brottë (brutto) o chiusissima. Il consonantismo invece mostra fatti connessi all'area come la sonorizzazione delle sorde post-nasali, per cui le consonanti occlusive sorde p, t, k, passano a b, d, k, dopo la nasale tipo: dendë (dente), kumbagnë (compagno), angorë (ancora) ed anche ns passa a nz (non zo). Fra i fenomeni sintattici notevole l'accusativo alla greca (a facciastortë: colei dalla faccia storta) o l'accusativo con preposizione ma solo nel caso di oggetto animato (e vist'a MMarië? Hai visto Mario?) che sta prendendo piede anche in italiano (Nando Romano). Un altro fenomeno importante nella pronuncia delle parlate foggiane è la conservazione del gruppo consonantico -ll- (galle pergallo, cavalle per cavallo) che nel resto della Puglia diventa -dd- (gadde, cavadde). Sul piano morfologico il foggiano è caratterizzato dalla presenza del condizionale, che non troviamo invece negli altri dialetti pugliesi, come sì magnarríe, nel foggiano, equivale a mangerei, sarríe a sarei.

tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_foggiano (scritto dal dialettologo e scrittore Nando Romano) e da "Puglia" di Alberto A. Sobrero e Immacolata Tempesta, Editori Laterza, 2002.

Tratto da: http://okramantropos.myblog.it/archive/2007/06/09/il-dialetto-foggiano-fuggiane.html
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